Ormai sono passati 3 anni e un mese da quando ho avuto l’intervento nella mia schiena. Per chi non lo sà ho rischiato di rimanere quadriplegica, ma il segno è rimasto nel mio cuore e nella mia schiena che avverte questo oggetto strano di 20 cm di larghezza che sostiene la mia colonna vertebrale.
In tutti questi anni, la pratica dello yoga e la meditazione sono stati dei grandi pilastri che mi hanno sostenuto.
Mi hanno portato ad sviluppare un pratica rigenerativa di ascolto profondo e accettazione amorevole.
Mi sono buttata nella ricerca intrinseca della pratica come medicina del cuore e così è stato.
Ma dall’anno scorso, 2024, dentro di me si muoveva qualcosa, volevo andare oltre come ho sempre fatto in tutte le cose della mia vita. Volevo mettermi alla prova, ma c’era qualcosa dentro di me che mi bloccava e si manifestava come sofferenza fisica. Questo mi ha portato fino a ieri a evitare certe asana, non solo per la frustrazione di sapere che non li potevo più fare ma anche perché mi sentivo di non essere più in grado di farcela. Tutto questo mi portava verso la chiusura, verso la inadeguatezza con il mio corpo, sentimenti ed emozioni provate in altri momenti della mia vita con rispetto a non riuscire mai a valorizzare o vedere le mie capacita artistiche e di nuovo erano qui a toccare la mia porta. Ma questa volta con una sfumatura diversa, ma era sempre lei a farsi sentire.
Parlando con Giulia, una persona che apprezzo molto e ammiro, mi aveva fatto capire qualcosa che io non vedevo. Mi ero chiusa nel mio mondo fantastico dal quale non volevo uscire, perché finalmente avevo trovato un pò di pace, invece, un altra parte di me voleva come sempre andare oltre i confini della mia essenza ma ero persa, avevo paura e non sapevo come fare e dove andare.
La manifestazione pura della nostra natura, mutante e cambiate della vita.
Finalmente mi sono buttata in questa esperienza di 2 settimane di Black Lotus senza avere aspettative al di la di quelle che sempre ho avuto 🙂 Ma una parte di me ricordava il vissuto passato, ricordava affermazioni come: ” il mio corpo risponderà al massimo” “niente mi può fermare” “sempre, fin da piccola, qualsiasi cosa mi propongo la faccio”.
Ma il mio corpo non era quello di prima, il male di schiena si manifestava giorno dopo giorno, sentivo di essere tornata a quel dolore che avevo provato nel letto durante la mia riabilitazione. Ho sentito tanta frustrazione, tristezza che nasceva dal cuore, dolore e sopratutto incomprensione perché la mia logica diceva che ero pronta per mettere nuovamente alla prova il mio corpo. Invece questa volta non era cosi, la mia mente diceva una cosa ma il mio corpo ne manifestava un altra. Le lacrime cadevano dagli occhi, il cuore sembrava come quello di un bambino perso che non trova la sua mamma, ero completamente desolata nel angoscia della accettazione.
In tutto questo contesto, mentre meditavo, mentre riflettevo insieme a Erico ho provato la gratitudine. Ho abbracciato la sofferenza che mi ero creata, al di là del dolore fisico che era reale. L’ho abbracciata cosi forte e chiudendo gli occhi ho cominciato a praticare ascoltando le sensazioni.
La pratica richiedeva di fare certe asana, ma il mio corpo aveva bisogno di essere accolto (o ascoltato?) in un altro modo. E cosi, piano piano il dolore diventava più lieve, la schiena iniziava a diventare più forte e stabile, il mio cuore è in pace con se stesso.
Tutto questo per accogliere l’essenza dello yoga, la pratica mi porta a scoprire chi sono, chi sono oggi, non ieri non quella che sarò domani, oggi. Lo yoga ci invita a non avere pretese ma solo di lasciare fluire il nostro corpo con il flusso naturale dell’universo. Il cambiamento, la trasformazione della nostra mente, la pratica stessa sono solo una manifestazione di quel cambiamento che accade nell’interno. Non sono altro che la manifestazione stessa di chi siamo. Non so fino a dove arriverò con i miei inarcamenti, sono consapevole che quel elemento strano c’è nella mia colonna vertebrale e che diventa un limite ma voglio esplorare tutto quello che posso per conoscere ancora qualcosa di più di me. Per potere essere un ponte di trasformazione e di aiuto per altri.
Una cosa che ho valorizzato è stato tutto il percorso profondo sulla mia schiena che ho fatto in questi 3 anni, il fatto di avere impostato la mia pratica in questa modalità e la meditazione, oggi mi hanno dato degli strumenti che sono stati di grande aiuto per potere affrontare i compensamenti estremi per la mia schiena. Altrimenti avrei fatto dei danni. Oggi mi sento più sicura di me stessa, mi sento di nuovo io, ho ritrovato la motivazione per dare un senso alla mia pratica personale.
Lo yoga può essere fonte di giovinezza,. Alcune donne vengono a praticare yoga quando sono
giovani, in forma e in salute. Ma poiché i nostri corpi cambiano con gli infortuni e il passare del
tempo, ed è qui che lo yoga può aiutarci a mantenere vitalità e salute con il passare degli anni. La
nostra pratica dovrebbe cambiare ed evolversi con le esigenze del nostro corpo.
Se hai iniziato a praticare quando avevi 20 anni, probabilmente eri attratta dallo yoga in stile flow
dal ritmo più veloce come Vinyasa, Ashtanga o tanti altri stili che esistono adesso come Power
Yoga e altri.
Nel mio caso io pratico ed insegno Shiva Flow un tipo di yoga dove lavori coordinamento, equilibrio, allungamento, fluidità nel movimento del corpo e il prana (la energia vitale che scorre dentro di te). È una pratica divertente dove si muove rapidamente diventando anche un allenamento cardio a seconda della velocita con la quale lo facciamo offrendo alcuni flow asana stimolanti. Ma anche molto attraente per le donne dalla età media tra 40 e 50 anni, che cercano ancora stimoli nella loro pratica ma che allo stesso tempo cercano qualcosa di più morbido, non troppo esigente a livello fisico come potrebbe essere altri stili di yoga.
Quando ci avviciniamo ai 20 e ai 30 anni, diventa cruciale sviluppare la forza nei glutei e nel core.
A 30 anni, il tempo trascorso seduti per lavoro o a scuola potrebbero iniziare a farsi sentire. In
effetti, il mal di schiena può iniziare in questo periodo. Concentrarsi su glutei forti e un core forte
può aiutare a sostenere la schiena. Ideale la pratica di Hatha Yoga o Hatha Flow Yoga dove il
focus è nell’attivare ed stimolare certe parti del nostro corpo e dove la tecnica diventa la madre
della nostra pratica. Qua imparerai come si fanno le asana nel modo classico abbinato al respiro e
l’uso di altri strumenti fondamentali come i bhanda e i dritish. Ideale l’abbinamento ad attività
sportiva come la corsa, la canoa o il nuoto.
Tra i 30 e i 40 anni si verificano importanti cambiamenti nella vita. Alcuni di noi dovremmo trovare
un equilibrio tra famiglie, genitori anziani e crescente pressione sul lavoro. È importante
concentrarci sul relax durante questi anni spesso stressanti. I 40 anni sono il momento perfetto per
iniziare una pratica di meditazione più mirata. La ricerca mostra che oltre ad abbassare i livelli di
stress, una pratica di meditazione regolare può offrire proprietà antietà. Le donne sulla quarantina
inizieranno ad avere cambiamenti ormonali: in questo caso la pratica yin yoga e la meditazione
possono essere l’antidoto al cambiamento dell’umore e dei livelli di energia. Lo yin yoga è una
pratica magnifica per che spostare la nostra attenzione hai tessuti connettivi e al sistema nervoso,
donando sollievo e grande benessere non soltanto al corpo fisico anche mentale. Da sola in sé è
una pratica incompleta, ha bisogno della parte attiva: yang. Per quello che consiglio molto questa
pratica ad sportivi, o a chi ha una vita molto attiva mentalmente e anche fisicamente. Ideale da
abbinare a qualsiasi attività fisica come la camminata, nuoto, bicicletta, sci.
Gli anni 50 sono incentrati sull’equilibrio e concentrarsi sugli asana di equilibrio è particolarmente
utile. Psicologicamente, compiere 50 anni può sembrare un traguardo importante nella vita. Il
Pranayama o pratiche di lavoro sul respiro, può aiutare con l’ansia in questo momento della mezza
età. Come ho accennato prima la pratica di Shiva Flow o altri Flow in un modo morbido puó
portarci a riscoprire la nostra femminilita, ritrovando nuovamnete il piacere di stare con noi stesse.
Accetando i cambiamenti fisici, allenando la mente ad essere piu stabile e acompagnando gli stati
emotivi che si manifestano in questa fascia d’eta. Logicamente anche qua, cercare di avere un
corpo tonico è importante in quel caso Hatha Flow Yoga diventa un vero strumento.
Mentre ci avviciniamo ai 60 anni e oltre, le preoccupazioni per la salute hanno la precedenza nel
decidere quale tipo di yoga praticare. Diventa importante a quest´ età prendere decisioni che
limitino gli infortuni. Questo non impedisce di continuare con la nostra pratica in un modo piu
moderato, siamo in grado di fare tutti gli stili di yoga con cautela ed ascolto.
Conclusione: non importa quanti anni hai, che stilo di yoga inizi a fare o no. Ricorda che questo è
soltanto un passaggio per entrare nel mondo dello yoga. Perche yoga non è soltanto quello che fai nel tappetino. E proprio un modo di stare nel mondo in armonia con te stesso e l’ambiente che te
circonda. Una porta che si apre che vuole insegnarti a come ritrovare il tuo stato di benessere in
ogni fase della tua vita. Invitandoti a mettere in dubbio ogni cosa che fai e come la fai. Prendendo
come primo spunto il rispetto di chi sei oggi, la memoria motoria che ti porti dietro, il bagaglio di
esperienze che hai fatto fino adesso sia a livello fisico, spirituale e culturale.
Ti sei fatta la domanda: perché voglio praticare yoga? Cosà è che mi motiva a farlo? Cosa sto
cercando? Quanto tempo ho a disposizione? Quanto tempo voglio dedicare? Se riesci a
rispondere queste domande tutto sarà più facile di quello che immagini. Sara un viaggio spontaneo
e meraviglioso dentro tè stessa che non dimenticherai mai più.
Mi sono chiesta, come mai tante donne praticano yoga e sono sempre di più nelle mie lezioni. Senza togliere merito all’aumentato numero di praticanti, nel corso degli anni, del sesso maschile in tutto il mondo.
Voglio riflettere con voi su quell’aspetto della pratica dello yoga che mi ha attratto. Quel lato femminile, emotivo e sensibile innato nella donna e che nella società attuale viene ripreso.
La donna cerca nello yoga un completamento della propria persona, quello che sente più carente nella propria vita attiva di donna attuale: quel lato femminile, ritmico, accogliente ed espressivo. Che trova nell’uso dei gesti, nelle parole, nel respiro e nel movimento giusto che permette loro di sperimentare quel senso di libertà attraverso un ritmo che le appartiene e le permette di sperimentare completezza, senza doverelottare una vita per arrivarci.
In tempi così complicati dove le donne sono vittime di una falsa idea della mascolinità e di un mondo a impronta maschile, è di vitale importanza che una pratica così, come lo Yoga, si diffonda in modo capillare o ramificato, per migliorare da dentro la società. Il fatto che le donne anno il ruolo indispensabile in questo percorso è veramente importante, anche a livello simbolico.
Lo Yoga permette alle donne di esprimere il loro immenso valore e permette di coinvolgere gli uomini alla riscoperta di sé, resettando definitivamente stereotipi, paure e ristrettezze di pensiero che non possono più far parte di una società moderna.
Anche l’uomo può ritrovare nella pratica questo aspetto che lo porta ad ascoltare il suo lato femminile facendolo emergere e andando oltre.
La pratica come medicina- se noi torniamo all’origine dello yoga, «Lo yoga è
considerato essere l’unione d’una cosa con un’altra – la quale “altra cosa” è ciò che occorre conoscere – allo scopo di realizzare ciò che dev’essere fuggito (e ciò che dev’essere eletto)». (Mālinīvijaya Tantra, IV.3; citato in Abhinavagupta, Tantrāloka, XII.6-7; in Luce delle scritture (Tantraloka), a cura di Raniero Gnoli, UTET, edizione elettronica De Agostini, 2013.)
La pratica non ci deve togliere anzi ci deve dare. In natura tutto è perfetto e anche noi siamo perfetti perché apparteniamo a questa legge universale nella quale la regina è l’armonia. Solo che ci siamo dimenticati di ascoltare dentro i diversi aspetti della nostra integrità.
In questa visione la pratica diventa una rieducazione dell’ascolto, una rieducazione del movimento e del restare fermi con noi stessi nel momento presente con quelle sensazioni che a volte sono gioia e altre volte sono inferno.
Ma è da questa percezione sottile che noi possiamo creare un cambiamento interiore che ci porta verso l’armonia o ci allontana da essa. Lo yoga è un metodo ben definito a seconda dello stile che pratichiamo ma la cosa più importante è come lo facciamo. Diventa un rituale interiore, un dialogo tra il fisico, la mente e lo spirito che fatto in un certo modo ci porta verso l’unità, ricordandoci chi siamo.
Voglio parlarvi di un tema che è stato il punto di partenza del mio modo di insegnare yoga negli ultimi due anni. Anche se la mia formazione iniziale è proprio lo Yoga Terapeutico, dopo il mio incidente, ho capito il grande potere che abbiamo di auto-guarigione. Ma questo accade se rispettiamo 3 concetti fondamentali: umiltà, pazienza e forza di volontà.
L’umiltà di accettare la nostra condizione. Chi sono in questo preciso istante? Anche se non mi piaccio, anche se mi dà fastidio quello che sono.
Quando ci guardiamo, vediamo e accettiamo anche le nostre fragilità, che si manifestano nel corpo, la mente e le emozioni. In quel momento è che accettiamo con amore e compassione la nostra manifestazione. Quando il corpo e la mente si ammala è perché non stiamo rispettando la legge universale e non suoniamo nella frequenza giusta.
Perché parlare di umiltà? Essere umili non è una caratteristica di tutti, specialmente se siamo abituati ad essere sempre al TOP. Ma avvolte la vita ci invita a fermarci, ad ascoltare e domandarci perché? come mai sono arrivato a questa condizione? La risposta già la sappiamo, magari siamo così confusi che non riusciamo a guardare con gli occhi della verità. Allora che l’umiltà suona la nostra porta e ci chiama a iniziare a essere più gentili con noi stessi, con amorevolezza e compassione accettiamo la nostra condizione.
Il secondo punto è la pazienza, lo yoga è passare da uno stato ad un altro, significa trasformare, andare oltre. Ma ci vuole tanta pazienza, specialmente quando abbiamo combinato dei belli guai, non sappiamo da dove cominciare, cosa fare per tirarci in qua. Invece dobbiamo fare una cosa alla volta, prendere le redini della nostra vita e passo a passo, con le misure giuste diventiamo più forti che prima.
E per ultimo, la forza di volontà, di andare avanti anche nei momenti di più buio. Non bisogna mollare, bisogna essere costanti, provare, cambiare se c’è da cambiare, mantenere se qualcosa mi fa bene, bisogna esserci nel pezzo. Perché la vita va vissuta al meglio possibile e questo dipende da noi, da come vogliamo viverla. Ma senza volontà non ci alziamo, senza volontà non facciamo gli esercizi tediosi che dobbiamo fare ogni giorno, senza volontà non proviamo altri modi per allacciarsi i lacci delle scarpe, senza volontà non proviamo nuovi stimoli, senza volontà ci lasciamo trascinare.
Spero che questi punti vi siano stati utili! Nel vostro tappetino ma anche nella vostra vita quotidiana. Vi voglio bene!
Paula
Tutte le mattine per due mesi, ho fatto un automassaggio di una durata di 15/20 minuti al letto con olio di mandorle, al inizio come potevo e dopo man mano ho migliorato. E devo dire che è stato un vero rituale di consapevolezza. Anche per che mio corpo non era ogni giorno uguale e mi trasmetteva dei messaggi fondamentali per il resto della giornata.
In più a questo la mia cara mamma Lili Vinci per un mese mi ha messo l’olio di arnica sulle botte e anche massaggiato le mie gambe che per fortuna sono tornate come prima
altre parti del corpo ancora ci stiamo lavorando.
L’automassaggio farlo al mattino è l’ideale, è una forma di consacrazione un modo per “aprire il cuore” verso noi stessi, consente di creare un ponte diretto verso la propria interiorità. Ovviamente nella fase attiva dell’automassaggio non è possibile sperimentare il totale abbandono, dal momento che le mani continuano a massaggiare. Si possono comunque sperimentare interessanti forme di rilassamento accompagnate ad attività delicata e rilassata. Condivido con voi una delle prime pratiche che ho fatto al interno dei miei corsi on-line, nella quale ho condiviso un automassaggio.
Grazie a la mia amica e collega Laura Liina Fantozzi, che mi ha fornito del materiale e le sue conoscenze che sono state di grande aiuto. Anzi se avete bisogno, sapete a chi potete contattare!!!
Buona pratica!
Paula
Sono convinta che la pastiglia migliore per migliorare il nostro stato di animo è la NATURA. Essere in natura e con la natura. Viverla, sentirla, respirarla e accoglierla. A volte siamo così presi male fisicamente o mentalmente che non riusciamo a muoverci o avere la forza emotiva per uscire.
In qualsiasi istante della vita ciò che fa la differenza fra pensare ed agire in un modo rispetto ad un altro è lo stato d’animo della persona in un determinato momento.
Uno stato d’animo negativo farà si che la nostra percezione degli avvenimenti sia maggiormente negativa e il nostro modo di pensare e di comunicare sarà influenzato e sarà molto diverso rispetto a quando percepiamo uno stato d’animo positivo. Abbiamo già imparato che il nostro stato d’animo può influenzare in maniera importante. Il nostro stato d’animo fungerà da filtro influenzando sia gli stimoli in entrata ( che riceviamo) sia gli stimoli di uscita ( che trasmettiamo).
Il modo che ti permette di accedere alle tue migliori potenzialità per gestire al meglio le innumerevole dinamiche che ti si presentano è avere il migliore stato d’animo possibile.
Quando questo stato d’animo desiderabile è presente in maniera naturale puoi lasciare che tutto vada per il meglio.Nei momenti in cui lo stato d’animo desiderabile dovesse essere latente puoi adoperarti per modificarlo e creare uno stato d’animo più utile.
Strategie efficaci per modificare il nostro stato d’animo:
Generare volontariamente la postura, il movimento, la espressione facciale e il respiro che simulano lo stato d’animo desiderato per riuscire nel tempo di alcune decine di secondi a percepire il cambiamento concreto del tuo stato d’animo.
Ascoltare la musica giusta, la musica può diventare un strumento stimolante a secondo lo stato nel quale ci troviamo. Può essere il motore che ci aiuta usciere dal letto e fare due passi o semplicemente sederci nel balcone a prendere aria pulita. Bisogna scegliere quella musica che ci dà lo stimolo giusto, che ci piace e alza.
Respirare, è se riusciamo a farlo all’aria aperta prendendo il sole nel viso ancora meglio, perché riusciamo ad ossigenare non solo i nostri polmoni, anche la nostra mente e le nostre cellule. In automatico la pastiglia della natura inizia a fare effetto dentro e fuori di noi.
Essere l’aria aperta e prendere il sole, anche fare due passi nel bosco, nel giardino, nel parco. Ci rigenera, la circolazione inizia a scorrere, prendiamo vitamina D e il nostro stato di animo positivo se attiva.
Essere puliti e vestiti come ci piace, quando hai deciso che vuoi uscire, quando inizia una nuova giornata pettinati. Preparati, sei bello.
Parlarti con entusiasmo, dicendoti cose motivante, collegandolo a immagini che rappresentino la situazione che desideri. Nei momenti di maggiore difficoltà cerca di visualizzare te stesso facendo quelle cose che ti piacciono fare, immagina di essere in posti che ti piacciono con persone che ti fanno stare bene. Cerca di percepire le sensazioni che ti generano questi pensieri a livello fisico e mentale.
Piccoli oggettivi ogni giorno!! Mantenendo la mente occupata e il corpo attivo.
Paula
Questa è stata la mia asana preferita mentre stavo in ospedale.
Una posizione che non solo aiuta a rilassare la zona del bacino e lombare (proprio dove ho avuto il colpo) anche aiuta a distendere e calmare la mente. In sanscrito la “posizione distesa dell’angolo costretto”, un asana molto interessante soprattutto per che è una posizione che aiuta a dormire e riposare meglio.
Come si fa?
Posiziona uno o due cuscini dalla base della schiena e sotto la testa. Unisci le piante dei piedi senza premerle attivamente tra loro e rilassa all’esterno le ginocchia. Per un rilassamento maggiore puoi aggiungere due cuscini sotto le ginocchia.
Abbandona le braccia lungo il corpo con i palmi delle mani rivolti verso l’alto o le mani sull’addome.
Respira profondamente e lentamente, segui il tuo respiro che si muove naturalmente dall’addome al torace.
Se vuoi puoi sperimenta facendo la respirazione profonda o ascoltando la musica, che trovi descritte nei post precedente ti.
Se vuoi approfondire:
chiedi la versione in PDF
aspetta che tra poco arriva: YOGA DELLA SERA con Paula
14 giorni – 14 lezioni- 14 semplici strategie per rigenerare e per prepararsi per dormire
Buona pratica!
Paula
In quelli momenti nei quali il corpo piano piano inizia a rispondere entriamo in una fase nella quale iniziamo ad sperimentare una difficoltà di tipo mentale.
La nostra mente va oltre, è già li che si arrampica e che corre per i prati. Ma il nostro corpo non risponde, ci sentiamo come chi dice letteralmente: mi sento un imbottito. Allora arriva l’ansietà, la nostalgia, la angoscia e stati mentali non belli.
Che fare?
Respirare più lentamente.
Respirare più profondamente, dalla pancia.
Espirare la stessa quantità di aria che inspiri o un po’ più a lungo per attivare il parasimpatico ancora di più e promuovere il rilassamento.
E come?
Fai un respiro nella pancia (espandendo il diaframma e gonfiando l’addome) contando fino a 5/6, fermati per un attimo; quindi, espira lentamente dal naso o attraverso un piccolo foro nella bocca, rendendo la respirazione un processo ancora più cosciente. Mentre lo fai, i tuoi muscoli si rilasseranno, lasciando andare preoccupazioni e ansie.
Impegnando il diaframma, la respirazione profonda attiva i percorsi vagali che contrastano sia la risposta allo stress di attacco o fuga, che il congelamento, permettendo alle persone di sentirsi “centrate”. Tale respirazione vagale non solo abbassa le difese, rilassa il corpo e rallenta la frequenza cardiaca, ma dà anche alle persone accesso alle loro capacità mentali superiori, sollevando contemporaneamente l’umore.
Cosa centra il nervo vago?
Il nervo vago è il più lungo dei nervi cranici e si estende dal tronco cerebrale all’addome attraverso più organi, tra cui cuore, esofago e polmoni. Controlla il sistema nervoso parasimpatico (PNS), che attiva la tua risposta di rilassamento.
I livelli di ormoni dello stress, adrenalina e cortisolo, nel corpo sono attivati e regolati dal sistema nervoso autonomo (ANS). Il sistema nervoso autonomo ha due componenti che si bilanciano a vicenda, il sistema nervoso simpatico (SNS) e il sistema nervoso parasimpatico (PNS).
Il sistema nervoso simpatico (SNS) accende il sistema nervoso. Ci aiuta a gestire quelle che percepiamo come emergenze ed è responsabile della risposta di attacco o fuga, ci fa accelerare il ritmo cardiaco, mobilita energia mandandola alle estremità, accelera il ritmo del respiro, ci prepara a dare il meglio di noi in un’azione di vita o di morte.
Il Sistema Nervoso Parasimpatico (SNP) rallenta il sistema nervoso e ci aiuta a essere calmi. Promuove il rilassamento, il riposo, il sonno, rallentando la frequenza cardiaca, rallentando ritmo respiratorio, restringendo le pupille dei nostri occhi, aumentando la produzione di saliva nella nostra bocca e così via, predisponendoci a recuperare energia, riattivare il sistema immunitario e permetterci di rigenerarci, dopo una situazione faticosa.
Il nervo vago utilizza il neurotrasmettitore acetilcolina per comunicare con il diaframma. L’acetilcolina è anche responsabile dell’apprendimento e della memoria. È calmante e rilassante. Una nuova ricerca ha scoperto che l’acetilcolina è un freno importante per l’infiammazione nel corpo. In altre parole, la stimolazione del nervo vago invia acetilcolina in tutto il corpo, non solo rilassandoti, ma anche abbassando i livelli di infiammazione che è correlata agli effetti negativi dello stress.
Nuove interessanti ricerche hanno anche collegato il nervo vago a una migliore neurogenesi, aumento della produzione di BDNF (il fattore neurotrofico cerebrale, una sorta di super fertilizzante per le cellule cerebrali), riparazione del tessuto cerebrale e rigenerazione effettiva in tutto il corpo. Ad esempio, These et al. hanno scoperto che le cellule staminali sono direttamente collegate al nervo vago. L’attivazione del nervo vago può addirittura stimolare le cellule staminali a produrre nuove cellule e riparare e ricostruire i propri organi.
Fonti:
- https://www.laughteronlineuniversity.com/deep-breathing/
- https://insightfulnutrition.ca/the-vagus-nerve-its-many…/
- https://www.psychologytoday.com/intl/basics/vagus-nerve
Appuntamento
MERCOLEDI 09 ore 18.00 approfondiremo questa pratica! IN LIVE! (se vuoi partecipare scrivermi, per chi è interessato ce la versione .pdf)
Andiamo avanti con IL MIO PERCORSO DI GUARIGIONE
Altri due ottimi strumenti che ho usato, e continuo a usare, sono MUSICA e RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE.
Trovate queste playlist nel mio canale Spotify:
Per DORMIRE:
Per ALZARE L’ANIMO nei momento difficili:
Per accompagnare esercizi di PRANAYAMA e RELAX:
Respirazione consapevole
Questa semplice respirazione è stata molto utile nei momenti che dovevo SPOSTARMI, alzarmi, sedermi o fare qualsiasi altro tipo di movimento e superare il dolore che implicava.
Inspiro del naso (mi preparo) ed espiro della bocca come si fosse un soffio lungo e rumoroso (in questo momento mi spostavo o cambiavo posizione o faceva lo sforzo fisico).
Spero che vi sia utile! Vi ricordo che ce la versione .pdf per chi ha bisogno.
Sto scrivendo tutte le tecniche che sono state utili e sono utili nel MIO PERCORSO DI GUARIGIONE.
E voglio condividili con voi attraverso diversi post. Magari possono essere utili anche per altre persone!!! ( se avete bisogno ho la versione scritta in pdf.)
Iniziamo…
Post – intervento chirurgico
Nel mio caso la Meditazione Guidata è stata di grande aiuto. In particolare i primi giorni che avevo tanto dolore e che non riuscivo a muovermi dal letto. Mi è aiutato a livello fisico e anche mentale!
“Questa meditazione è dedicata alla guarigione fisica. Quando si parla di guarigione e di malattia, la cosa più importante è comprendere che si tratta della stessa cosa: e infatti quella che chiamiamo malattia non è altro che il processo di guarigione in corso“.